Confronto, condivisione e approfondimento; principi venuti meno nel Consiglio Comunale di Recco
Il Consiglio Comunale, per sua natura, deve essere luogo di confronto, condivisione e approfondimento. Nella seduta di oggi di Recco questo principio è venuto meno, per me, in due momenti significativi.
Il primo all’inizio dei lavori, quando ho chiesto di intervenire in merito alla richiesta del Consigliere Fumagalli di osservare un minuto di silenzio per Charlie Kirk.
Il Presidente mi ha negato la parola, nonostante avessi ricordato che, nel Consiglio del 28 novembre 2024, allorché avevo proposto un minuto di silenzio per le vittime in Palestina, l’Assessore Rotunno intervenne chiedendo che tale momento fosse esteso a tutte le vittime, proposta che accolsi favorevolmente.
Oggi invece due pesi e due misure: il Presidente mi ha invitato più volte a tacere, invocando il regolamento e di fatto negando il diritto di parola, e ha proseguito con il minuto di silenzio. Di fronte a questa incoerenza, ho scelto di lasciare l’aula: non potevo partecipare a un momento che, nelle modalità di attuazione stava contraddiceva il valore stesso della libertà di parola e di pensiero che, secondo il Consigliere Fumagalli, Kirk sosteneva (opinione che non condivido) e che era proprio la motivazione dell’espressione di sentimento.
La seconda occasione si è verificata durante la discussione del Documento Unico di Programmazione (DUP). Ho presentato 22 osservazioni su temi centrali: dai finanziamenti per opere pubbliche come piscina, cimitero capoluogo e pallone di Via Vecchia Vastato, alle politiche turistiche e giovanili, fino allo sport e alla casa.
Ho chiesto anche chiarimenti per rendere più leggibile il documento evidenziando collocazioni per noi errate di missioni strategiche che, a nostro avviso, rischiano di offrire un’interpretazione fuorviante del futuro bilancio di previsione.
Mi sarei aspettato che almeno una delle 22 osservazioni meritasse risposta. Invece, silenzio totale. Peccato.
Approfondiremo il DUP con altri strumenti, magari con interrogazioni mirate. È un lavoro che rischia di appesantire il Consiglio, ma necessario: perché le domande dei Consiglieri — anche quando possono sembrare semplici o scomode — hanno sempre diritto a una risposta.
Diversamente, non si può parlare di condivisione né di discussione, ma di un Consiglio che rinuncia al proprio ruolo.
Come di consuetudine, nei prossimi giorni analizzeremo sulle nostre pagine social gli altri punti del Consiglio.